
Amori crudeli, Cinzia Tani
Amori crudeli, 2003. Che cosa spinge un amante a trasformarsi in assassino dell’essere amato? Attraverso sette storie di cronaca accadute in sette diversi paesi del mondo nel corso del Novecento l’autrice cerca di dare risposta a questo interrogativo.

Molestie morali, Marie-France Hirigoyen
Molestie morali, 2000. L’opera affronta un argomento di drammatica attualità: il “mobbing”. Davvero è possibile distruggere qualcuno con le parole, con gli sguardi, coi sottintesi? Con l’apporto di varie testimonianze l’autrice analizza le peculiarità dei rapporti perversi e mette in guardia contro ogni tipo di banalizzazione.

Il sesso inutile, Oriana Fallaci
Il sesso inutile, 2009. Nel 1960, inviata de “L’Europeo”, l’autrice è in Oriente per un’inchiesta sulla condizione delle donne. Nel libro racconta la sua esperienza, dal Pakistan al Giappone, passando per la Malesia, Singapore e altri stati, in un viaggio tra matrimoni con spose bambine, le intoccabili cinesi e le geishe.

L’altra parte del mondo, Rita Levi-Montalcini
L’altra parte del mondo, 2009. Una prospettiva affascinante che, partendo dagli studi scientifici sulla plasticità neuronale e sulla peculiarità tipicamente femminile di essere duttile, analizza la donna, posta al vertice della piramide della realizzazione umana, perché “è alle donne che spetta il compito più arduo, ma più costruttivo, di inventare e gestire la pace”.

Femminicidio, Barbara Spinelli
Femminicidio, 2008. Cosa significa “femminicidio”? Chi ha coniato questo termine? A queste e molte altre domande risponde Barbara Spinelli, raccontando il percorso che ha portato l’omicidio femminile ad ottenere un riconoscimento giuridico internazionale.

Figlie dell’Islam, Lilli Gruber
Figlie dell’Islam, 2007. Come è possibile la democrazia nel mondo arabo-musulmano, se metà della popolazione – quella femminile – è emarginata e oppressa? Per esportare la democrazia, secondo l’autrice, è fondamentale il lavoro delle donne che si battono per avere pari diritti. Lilli Gruber va alla scoperta del “femminismo islamico”, partendo dalla culla dell’Islam, la penisola arabica, fino a toccare le sponde di Egitto, Turchia, Marocco e Qatar.

Il secondo sesso, Simone de Beauvoir
Il secondo sesso, 1994. Con veemenza da polemista di razza, de Beauvoir passa in rassegna i ruoli attribuiti dal pensiero maschile alla donna e i relativi attributi. Provocando il pubblico conservatore dell’epoca, de Beauvoir cerca riconoscimento personale e solidarietà collettiva, e li otterrà.

Malamore, Concita De Gregorio
Malamore, 2008. Concita De Gregorio indaga tra le ombre dell’amore tra uomo e donna, cercando le ragioni e i risvolti di un amore che diventa violenza e a cui non ci si riesce a sottrarre. Racconta ciò narrando storie di donne, famose e non, che nell’illusione di cambiare una storia sbagliata hanno continuato per anni a farsi del male.

La schiava bambina, Diaryatou con la collaborazione di Sylvia Tabet
La schiava bambina, 2007. Sposata dai genitori a 14 anni a un uomo di trent’anni più vecchio di lei, decide che da una situazione così si può fuggire, chiedendo aiuto. Questa è la toccante e sconvolgente testimonianza di Diaryatou, che toglie il velo alla condizione di molte giovani donne vittime delle tradizioni e della legge degli uomini.

Viso negato, Latifa
Viso negato, 2001. Nata in una famiglia della media borghesia afgana, colta e benestante, Latifa aspira a diventare giornalista. Il 27 settembre 1996 la setta fondamentalista islamica dei talebani, con un colpo di stato, prende il potere e pone fine alle sue aspirazioni. Improvvisamente, anche le cose più normali diventano proibite. Umiliata e obbligata a vivere reclusa, Latifa non accetta questa condizione e comincia la sua piccola e personalissima battaglia, organizzando una scuola clandestina tra le mura di casa.

Stupro, Joanna Bourke
Stupro, 2009. Joanna Bourke attinge agli studi di criminologi, giuristi, psicologi e sociologi e si serve delle narrazioni di violenza rilasciate da vittime e aggressori inglesi e americani dalla metà dell’Ottocento a oggi e di come quei racconti siano cambiati nel tempo, combattendo con la definizione di stupro e stupratore, di consenso e di coercizione; l’autrice scava nelle “motivazioni” che portano un individuo a scegliere la violenza: “Al centro di questo libro c’è lo stupratore e non la vittima. Se la categoria dello stupratore viene demistificata, la violenza sessuale non sembrerà più inevitabile”.

Bruciata viva, Suad in collaborazione con Marie-Thérèse Cuny
Bruciata viva, 2004. Suad sta facendo il bucato nel cortile di casa quando il cognato irrompe nel giardino e in un attimo le dà fuoco. Bruciare viva, è questa la punizione inflittale dalla famiglia per essere rimasta incinta prima del matrimonio. Nonostante le ustioni di terzo grado che la ricoprono, Suad riesce a salvarsi. Grazie ad un’organizzazione umanitaria fugge in Europa e da qui, con indosso una maschera che protegge il suo viso deturpato, racconta al mondo la sua storia, sfidando la legge degli uomini e la loro sete di vendetta.

Ferite a morte, Serena Dandini
Ferite a morte, 2013. “Ferite a morte nasce dal desiderio di raccontare le vittime di femminicidio. Ho letto decine di storie vere e ho immaginato un paradiso popolato da queste donne e dalla loro energia vitale. Sono mogli, ex mogli, sorelle, figlie, fidanzate, ex fidanzate che non sono state ai patti, che sono uscite dal solco delle regole assegnate dalla società, e che hanno pagato con la vita questa disubbidienza. Così mi sono chiesta: ‘E se le vittime potessero parlare?’ Volevo che fossero libere, almeno da morte, di raccontare la loro versione, nel tentativo di ridare luce e colore ai loro opachi fantasmi. Desideravo farle rinascere con la libertà della scrittura e trasformarle da corpi da vivisezionare in donne vere, con sentimenti e risentimenti, ma anche, se è possibile, con l’ironia, l’ingenuità e la forza sbiadite nei necrologi ufficiali. ” -Serena Dandini